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  PREZIOSA 2010
Firenze Preziosa, Dialoghi Concept a cura di Maria Cristina Bergesio L'edizione 2010 dell’evento dedicato al gioiello di ricerca presenta il lavoro di tre affermati artisti che hanno in comune l’appartenere alla stessa generazione, l’essere già affermati a livello internazionale, più volte premiati e con una lunga esperienza come docenti, ma nello stesso tempo rappresentano tre diversi approcci alla ricerca nel gioiello. Tre artisti, tre diverse nazionalità , una linea geografica che dal Nord porta al Sud: Paesi Bassi, Svizzera, Italia. Tre artisti attivi da circa quaranta anni, con percorsi totalmente diversi, ognuno con un complesso linguaggio, un personale e caratteristico Kunstwollen, anche se sono accomunati da un deciso spirito di ricerca e sperimentazione. Cambiamento, metamorfosi, trasformazione sono componenti riscontrabili con differenti declinazioni nelle loro opere. Ognuno dei tre artisti presenterà un’ampia e completa presentazione del proprio lavoro, ed inoltre ognuno di essi ha scelto un artista più giovane, così da stabilire e sviluppare dialoghi fra diverse generazioni, linguaggi, contenuti. Da questo rapporto dialogico, sarà possibile sviluppare riflessioni più ampie sulla realtà creativa del gioiello, sulla sua storia e sul suo presente. Il pubblico potrà conoscere l’opera dei sei artisti in modo più approfondito attraverso le varie fasi del loro lavoro, ascoltando i dialoghi e le riflessioni scaturite dagli incontri, ma anche leggendo il “dialogo” nelle opere stesse. Al pubblico si forniranno le necessarie informazioni, ma si lascerà spazio per suscitare una personale interpretazione e soprattutto una suggestione emotiva. L’allestimento e il catalogo visualizzeranno questi dialoghi, con il supporto di mezzi multimediali, così da poter rendere visibile e fruibile dal pubblico il dialogo intessuto fra i vari protagonisti. La proposta della mostra è quella di offrire una visione sulla ricerca nel gioiello dall’interno, dar spazio, voce in capitolo, a tre protagonisti, e conoscere attraverso il loro filtro culturale e personale l’opera di tre artisti più giovani, che hanno sviluppato una ricerca originale con un linguaggio già riconoscibile. Artisti Giampaolo Babetto (Padova, 1947) L’opera di Babetto si delinea come una rigorosa ed instancabile indagine analitica della forma, scandagliata in tutte le sue possibilità espressive e compositive. La geometria ha rappresentato il punto di partenza per sviluppare un approccio costruttivo per gioielli concepiti come architetture, che possono essere letti in tutte le loro parti, e che emanano una densa tensione formale. Minimalismo, architettura, ma anche la pittura del Pontormo sono alcune delle fonti che hanno nutrito il complesso linguaggio di Babetto, nel quale la ricerca della forma è associata alla sapienza tecnica, sempre portata ai suoi estremi per seguire un sempre vivo spirito di sperimentazione. L’artista scelta da Giampaolo Babetto è Helen Britton Johanna Dahm (Basilea, 1947) La ricerca di Johanna Dahm può essere percepita come un percorso che partito da un territorio presieduto da un estrema razionalità , si è inoltrato verso una dimensione più intangibile, per alla fine immergersi nella profondità della materia. Da un interesse per la produzione seriale all’insegna della democratizzazione del gioiello nella seconda metà degli anni ’70, l’artista passa negli anni ’80 ad indagare il gioiello come evento, elaborando istallazioni e lavori nei quali si usa ampiamente la luce, usata per smaterializzare l’oggetto e renderlo segno visibile ma non tangibile sul corpo. Il ritorno alla materialità del gioiello, al suo legame con la terra e con il fuoco, caratterizza l’ultimo periodo del suo lavoro. Le serie Ashanti, Fast Ashanti, sono composte da opere nate da una personale elaborazione di tecniche fusorie tradizionali, nelle quali il controllo a priori diventa molto limitato, e la materia oro si carica di una vigorosa sensualità fisica. L’artista scelto da Johanna Dahm è Andi Gut Ruudt Peters (Naaldwijk, 1950) Nella sua ricerca il gioiello è reso parte di un sistema di rappresentazione nel quale religioni, filosofie, simboli, alchimia, ma anche incontri e suggestioni di altre culture vissute nei suoi viaggi, vengono fusi, mescolati, rielaborati e vanno a costituire la materia fondante delle sue opere. I suoi gioielli, organizzati in “famiglie”, sono collegati ad uno specifico riferimento come ad esempio uno stadio del processo alchemico per Iosis (2002) oppure la cabala per Sefiroth (2006), ed ai materiali impiegati nel realizzarli, come Lapis (1997), dove le polveri dei minerali sono rielaborate per ricreare una nuova materia. Da uno sguardo d’insieme della sua opera è però possibile cogliere la coerenza di un percorso che ha connotato il gioiello come un condensatore di emozioni e suggestioni, un oggetto intriso di una ritualità arcaica ma enunciato con un idioma del tutto contemporaneo. L’artista scelto da Ruudt Peters è Evert Nijland Helen Britton (Lithgow, Australia, 1966) Mescolanza, stratificazione, combinazione, assemblaggio, attraverso queste azioni sovrintese da un costante controllo che conferisce ordine all’apparente caos, si sviluppa il lavoro di Helen Britton. Il processo creativo passa, infatti, attraverso fasi che si intersecano: dall’attenta osservazione della realtà , si passa alla focalizzazione su particolari, dettagli, singoli elementi, che vengono poi collezionati e vagliati attraverso un’accurata selezione. Si crea quello che l’artista definisce un circuito energetico che prende avvio nel cercare, nel selezionare e si compie con la riconsegna dell’oggetto al flusso della realtà tramite la sua esibizione sul corpo. Andi Gut (Zug, Switzerland, 1971) Nelle opere dei primi anni ’90, Andi Gut si è concentrato sul peculiare rapporto fra il gioiello e il corpo, sia inserendo elementi corporei reali (denti, unghie), sia riproducendoli in materiali in materiali di origine medica, come la porcellana dentistica. Successivamente la sua riflessione si è indirizzata verso la dualistica relazione fra la naturalità della forma e l’artificiosità della materia in cui è realizzata. Uno stupore, nel quale si mescolano turbamento e attrazione, coglie lo spettatore di fronte ai gioielli di Andi Gut. Evert Nijland (Oldenzaal, The Netherlands, 1971) Attivo dal 1997, Evert Nijland ha portato avanti un coerente lavoro di rielaborazione, trasformazione e nuova interpretazione di fonti di ispirazione legate alla storia dell’arte del passato: tavole del Rinascimento, quadri del Barocco, il tema della ghirlanda, la città di Venezia. La matericità di un dettaglio pittorico, la sua particolare luminosità , rivivono traslate nella dimensione del gioiello, attraverso una calibrata stratificazione di tessuti con ricami, accostati a pietre, argento, porcellana, e molto spesso vetro. Nelle sue opere più recenti, il vetro, declinato nelle sue varie possibilità espressive, è utilizzato insieme alla seta e al flock. L’aspetto più marcatamente tridimensionale appare collegato ad un’accentuazione sensuosa delle forme. “Coppie” di artisti: Giampaolo Babetto/Helen Britton Johamma Dahm/Andi Gut Ruudt Peters/ Evert Nijland SCHEDA MOSTRA Date: dal 22 Maggio al 6 giugno 2010. Inaugurazione 21 maggio alle ore 18.00 Sede della mostra: Chiostro del Convento delle Leopoldine, Piazza Tasso, Firenze Opere in mostra: circa 120 pezzi (dalle collezioni degli artisti e qualche collezione privata) Video: Saranno proiettati durante la mostra 9 video (6 interviste ai singoli artisti e 3 “dialoghi” tra le tre coppie di artisti). Catalogo: in Italiano e Inglese, circa 120 pagine con immagini a colori Conferenze ed incontri con gli artisti: 22 maggio, dalle ore 11.00 alle ore 17.00. La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati, perciò è consigliata la registrazione on-line.
Allestimento: l'allestimento della mostra è per Preziosa una caratteristica distintiva. Creato sempre appositamente per l'edizione in corso, definisce e sottolinea il concept della mostra. Contatti: preziosa@artiorafe.it – +39 055 22 80 131 |